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Nomadismo e identità

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Quien eres? De donde vienes? A donde vas?

Nomadismo significa abbandono di un’identità chiusa, a favore di una molteplicità di volti che ognuno di noi si porta con sé. Camminare con uno sguardo nomade apre a nuovi spazi, e la conoscenza diviene un percorso esistenziale. Anche la fotografia è nomade. Le immagini si aprono e si richiudono su di noi nella misura in cui suscitano un’esperienza interiore, che presuppone una loro comprensione e un movimento che mette in relazione dei corpi con altri corpi. Non è più possibile separare l’immagine come oggetto e l’immagine come operazione del soggetto.

Se filosofi e scrittori definiscono la società come uno spazio liquido o gassoso, osservare il nomadismo dell’identità significa osservare e comprendere il nomadismo dello sguardo, spogliarlo del conformismo e della superficialità, tornare alle origini dei fenomeni. La fotografia è vita, diceva Letizia Battaglia, e ogni vita può diventare la vita di ognuno di noi. Forse è questo che vuol dire essere soggetti nomadi.

Secondo la filosofa Rosi Braidotti, il soggetto nomade, è soggetto in divenire e nello stesso tempo incarnato e situato, ma proprio perché incarnato e quindi sessuato in grado, a partire dalla differenza sessuale, di pensare ogni altra differenza.

“La caratteristica del soggetto nomade è il suo essere post-identitario: il nomadismo è un processo attraverso il quale tracciamo molteplici trasformazioni e molteplici modi di appartenenza, ognuno dipendente dal posto in cui ci troviamo e dal modo in cui cresciamo”. Bisogna, quindi, ripensare l’unità del soggetto senza ancorarla a forme d’identità che hanno “un profilo di sovranità”. L’unità del soggetto nomade è aperta fin da subito e sempre a nuovi dislocamenti ed è perciò in grado di governare le contraddizioni e i conflitti in termini di interconnessioni.
All’unicità universale e astratta del soggetto, alla sua falsa neutralità, Braidotti oppone insomma una soggettività sessuata e molteplice, multiculturale e stratificata, coerente e mobile al tempo stesso, che recupera memoria storica nei confronti delle proprie appartenenze, ha “un rapporto di rielaborazione costante delle proprie origini”, ed è fedele “ verso le molte vite vissute e i sentieri incrociati delle molte vite virtuali”.

Ma da dove viene il cambiamento, come si crea il nuovo?

“Il nuovo si crea rivisitando e consumando il vecchio fino alla fine” giacché la differenza “non è il risultato della forza di volontà, ma di tante, interminabili ripetizioni”. La ridefinizione della soggettività implica dunque “in via preliminare che si lavori sul magazzino di immagini, concetti e rappresentazioni, così come sono stati codificati dalla cultura in cui viviamo”, in quanto non ci si può liberare della vecchia pelle come fanno i serpenti. Questo tipo di trasformazione del profondo, sta essendo per me possibile mediante questa modalità nomade che vuole che si abbandoni ogni desiderio di stabilità, ogni forma di “pensiero sedentario” che si fonda sull’identità e che si pensi l’unità come temporanea e contingente.

Questa visione nomade e non unitaria del soggetto, anziché impedire prese di posizione eticamente rilevanti, costituisce una precondizione necessaria per la formulazione di un’etica all’altezza della complessità del nostro tempo” in opposizione all’ideologia del conservatorismo, dell’individualismo liberale e del tecno-capitalismo. Un’etica che non deve avere niente a che fare con la morale kantiana della negoziazione e della reciprocità, “io faccio questo per te, tu fai questo per me”, ma molto con l’amore per il mondo.
L’etica nomade, delinea una radicale riconfigurazione del nostro stare nel presente e sollecita un comportamento, in un mondo tecnologicamente e globalmente “mediato”, capace di aprire e mantenere aperti i campi del molteplice così come insegna il pensiero della differenza sessuale che è il pensiero del non Uno. Ripensare ogni soggetto, al di là dalla razza, dal sesso, dalla cultura, secondo una visione positiva della differenza, abbandonare l’identità per costruire una soggettività che è necessariamente trasversale e collettiva, è la sfida di un’etica capace di ripensare il futuro come campo delle possibilità.

CAN RIKA. La fragoneta

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Donde vives? Cual es tu casa?

Casa para mi es aquel lugar donde me siento libre de descubrir quienes soy......[ya os contaré mas]
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